Sei qui: home » articoli

Aids, se ne parla un solo giorno e non si fa niente



Il manifesto

Di Aids non si parla più. Ogni tanto, all'avvicinarsi del 1 dicembre, qualche assessore organizza un concerto o un'estemporanea distribuzione di profilattici ed il ministro di turno annuncia, da oltre dieci anni e tra le critiche della comunità scientifica internazionale, che presto ci sarà il vaccino "italiano": ma la strada per un vaccino è ancora molto lunga; l'annuncio serve solo per ricavare un po' di pubblicità personale sulla pelle di migliaia di cittadini. Intanto il virus HIV, in Italia come in tutta Europa, è vivo e vegeto, continua alacremente il proprio lavoro e chi, avendo una responsabilità politica in campo sanitario, continua ad ignorare tale evidenza scientifica, dovrebbe essere processato per mancata tutela della salute pubblica.
L'Istituto Superiore di Sanità stima che in Italia vi siano circa 4000 nuove infezioni da Hiv ogni anno e 150-180.000 persone sieropositive viventi delle quali il 25% non sa di esserlo. Negli ultimi tredici anni le terapie antiretrovirali hanno enormemente prolungato, nei Paesi ricchi, l'attesa di vita delle persone contagiate e hanno ridotto enormemente la mortalità, raggiungendo un importantissimo risultato sia per i singoli, sia per la società; ma, come immediata conseguenza, è velocemente aumentato il numero delle persone sieropositive viventi: si è così riproposta con forza la centralità della prevenzione. Dovrebbe essere l'«abc» della sanità pubblica. ma in Italia da anni non vi è più alcuna campagna di prevenzione, sono stati cancellati nelle scuole i programmi di educazione sanitaria e di informazione sessuale e il prezzo dei profilattici, a differenza di quanto avviene nella vicina Francia, non è stato calmierato.
Nel frattempo le ricerche epidemiologiche dimostrano che il 73% delle nuove infezioni da HIV sono avvenute per via sessuale e che oltre la metà delle donne viene infettata da un partner all corrente della propria condizione di sieropositività. Non a caso fin dagli anni '80 l'Oms poneva al centro della lotta all'Aids sia progetti gestiti direttamente dalle associazioni delle donne, sia campagne finalizzate ad aumentare la responsabilizzazione degli uomini nella gestione delle relazioni sessuali. Di tutto questo oggi non è rimasto nulla, se non un aumento vertiginoso delle infezioni. Né vi è alcuna campagna per favorire l'accesso al test, anonimo e gratuito, nonostante la metà delle persone colpite dal virus scoprano la loro sieropositività solo in fase avanzata, contemporaneamente alla diagnosi di Aids conclamato; la maggioranza di questi "inconsapevoli" ha contratto il virus per via eterosessuale, ritenendo, in contrasto con qualunque evidenza epidemiologica, di non dover assumere alcuna precauzione non essendo omosessuali, tossicodipendenti e non frequentando il mondo della prostituzione.
Attualmente le persone in terapia sono circa 60.000; un anno di cure, tra farmaci ed esami, costa circa 20-30.000 euro/persona; con una spesa di circa 1,2 - 1,8 miliardi di euro/anno a carico dello Stato e a vantaggio di quelle poche grandi multinazionali che producono anti-retrovireali e che agiscono come un "cartello monopolistico" .
Tali costi rappresentano uno dei principali capitoli di spesa sanitaria per le regioni che infatti, in più di un caso, hanno minacciato di mettere il "numero chiuso" sull'acquisto di questi farmaci, rischiando di rendere definitivamente una chimera il diritto alla cura. Sarebbe sufficiente investire una minima parte di queste risorse nella prevenzione per risparmiare in salute e in costi; ma la logica del mercato e del profitto domina incontrastata e spietata. Le persone si ammalano, lo stato spende, le aziende farmaceutiche guadagnano.

Vittorio Agnoletto, medico, ex presidente della LILA






spedisci il link ad un amico