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FaiLaCosaGiusta News



numero 13 - dicembre 2009



Foglio di informazione elettronico di Vittorio Agnoletto
Su Internet: www.vittorioagnoletto.it E-Mail: failacosagiusta@vittorioagnoletto.it




Sommario

EDITORIALE - «Uno sguardo (impietoso) dentro di noi» di Vittorio Agnoletto

 


Amianto

Aids

Genova

Sgomberi rom e razzismi vari

Piazza Fontana

Gronda, la risposta della Commissione UE

 

e che cosa è successo in Europa

 

«La nuova Commissione Europea»


«Il vertice sul clima a Copenaghen»

«Il programma di Stoccolma»

 


Varie ed eventuali

 

UN PUNTO DI VISTA ESTERNO

«L'armadio delle scope» di Saverio Ferrari, da il manifesto dell'11 dicembre 2009

 



PER TUTTO IL RESTO...

www.vittorioagnoletto.it

E mi trovate anche su facebook!

 



sommario

«Uno sguardo (impietoso) dentro di noi»


di Vittorio Agnoletto

 

 

"Se confronto le mie aspettative di quasi vent'anni fa, quando ventenne iniziavo a fare il volontario alla LILA di Milano - mi scrive il mio amico Davide - con la realtà personale e collettiva di oggi c'è una divaricazione che non potrebbe essere maggiore.Ognuno, per citare Gaber, "si dedica alla sua salvezza personale", chi con migliori, chi con peggiori risultati. Il tessuto collettivo si è strappato e i peggiori comportamenti sono entrati dentro di noi. Il filo di un intreccio tra le storie individuali e una speranza "più grande" non si ritrova più; l'amicizia, la reciprocità, la generosità sono relegate ad un etica privata (nel migliore dei casi!) senza nessuna dimensione pubblica."
Stessa musica - aggiungo io - nella sfera più strettamente politica: spesso un semplice passo indietro, un riconoscere competenze e limiti di ciascuno, di se stessi come degli altri, aiuterebbe enormemente il tentativo di ricostruire la sinistra. Nulla. Troppo spesso, nei gruppi della stessa sinistra, la centralità è la propria storia,il fine è il proprio destino personale o di gruppo e tale priorità impedisce di cogliere l'opportunità di relazioni e di sinergie.Tutto ciò produce disastri collettivi e comportamenti miopi dei quali ci si può solo vergognare.
Non basta fare mille cose, individuare la strada "giusta", se contemporaneamente nel nostro intimo non siamo capaci di una rivolta etica, di ritrovare un noi che oggi affoga dentro l' io.In questi mesi, seguenti alla sconfitta di giugno alle elezioni europee, sono stato costretto a rallentare i ritmi della mia vita, a ri-cercarmi un lavoro, a guardarmi intorno per capire quale direzione prendere. E ho avuto più tempo per riflettere.È impressionante come la logica berlusconiana dell'individualismo e del "vita mea, mors tua" sia penetrata tanto anche nel nostro campo. La logica usa e getta ha trionfato anche dalle nostre parti. L'uso delle persone in funzione del loro ruolo è purtroppo una consuetudine ormai diffusa anche tra coloro che continuano a credere che "un altro mondo è possibile". Nell'omologazione dei comportamenti quotidiani, le parole, da sole, non fanno la differenza; le nostre rischiano così di scivolare via senza lasciare traccia.
La nostra sconfitta, prima che politica è stata culturale, ma anche etica: troppe volte i valori per i quali ci battiamo non costituiscono le linee guida della nostra stessa esistenza.La crisi economica e sociale non crea solo un popolo affamato, ma rompe anche legami di solidarietà che si ritenevano inossidabili, aiuta ognuno a tirare fuori il peggio di sé.
Abbiamo bisogno di una linea politica e di una strategia; ma anche di una pratica concreta che dia credibilità alle nostre parole, di un immaginario condiviso, di una narrazione collettiva.
Che credibilità possiamo avere quando con voce alta gridiamo che il destino del mondo è nelle mani di questa nostra generazione, che i popoli devono saper lottare uniti per evitare la catastrofe ambientale e poi non sappiamo trovare tra noi un comune denominatore che ci permetta di percorrere, pur con le nostre differenze, un cammino condiviso? Come facciamo a essere credibili se da un lato denunciamo il rischio autoritario al quale il nostro Paese è esposto e dall'altro sembriamo intenti a segnare i confini e le gerarchie tra le nostre scialuppe, mentre il mare si prepara ad inghiottire tutta la flotta?
Parliamo di percorsi collettivi ma quanti anche a sinistra preferiscono essere il numero uno nel proprio gruppo, piuttosto che il numero due o tre o dieci in una moltitudine? Quanti di noi sono disponibili a fare un passo indietro per far progredire le idee nelle quali credono? Il nostro rifiuto del modello politico della destra con un solo uomo al comando raccoglierà qualche credibilità solo quando sapremo dimostrare che l'esercizio della democrazia non è sinonimo di diaspora e di divisione.La costruzione in Italia una sinistra antiliberista unita, capace di uno sguardo universale, potrà avere inizio solo quando sapremo testimoniare le parole con le azioni, quando saremo capaci di ascoltare, di creare connessioni e consenso, di anteporre i valori condivisi alle proprie ambizioni.

 



sommario

 



«Amianto»

Verità e giustizia per le vittime dell'amianto Il 10 dicembre si è aperto a Torino il processo contro l'Eternit di Casale Monferrato: oltre 2mila morti che attendono giustizia per l'esposizione all'amianto, le malattie, le sofferenze e le morti causate consapevolmente dai dirigenti di quella multinazionale. Si tratta del più grande processo per morti sul lavoro che vi sia mai stato in Europa: una vicenda emblematica, dunque, e di portata storica, soprattutto se saranno condannate le persone che, pur conoscendo i rischi dell'esposizione all'amianto hanno continuato a mettere in pericolo la vita non solo dei lavoratori dell'Eternit ma di tutti i cittadini di Casale.
Nel frattempo, in Italia, il governo Berlusconi non ha ancora emanato il decreto applicativo di quanto previsto nelle legge finanziaria 2008 approvata dal governo Prodi. In quella legge si istituiva un fondo di circa 40 milioni per il risarcimento per le vittime dell'amianto, due terzi a carico dello stato e un terzo a carico delle aziende che facevano uso dell'amianto: nessuno ha ancora potuto usufruire di alcun risarcimento. Di questo e di molto altro ancora si è parlato alla Conferenza nazionale sull'amianto alla quale ho partecipato, che si è tenuta lo scorso novembre a Torino e ha riunito associazioni degli esposti, vittime dell'amianto, esperti e giuristi.

Qui potete leggere il documento conclusivo della conferenza nazionale «Amianto e giustizia» e il contributo, elaborato dalla commissione che coordinavo, sulla situazione internazionale, ovvero il documento indirizzato alla Commissione Europea, alla Commissione Ambiente del Parlamento Europeo, al Comitato delle Regioni, al Comitato Economico e Sociale dell'UE.



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«Aids, la pandemia dimenticata»

Il 1 dicembre si è celebrata come ogni anno la Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids. Politici e addetti ai lavori hanno speso tantissime parole per ricordare che la pandemia non è stata debellata ma anzi rappresenta un fenomeno in costante escalation: anche in Europa, anche in Italia, dove ogni giorno vi sono undici nuovi casi d'infezione, mentre sono 150-180.000 le persone sieropositive viventi e un quarto di costoro non sanno neppure di essere sieropositivi.
Ma la realtà è che l'Aids non fa più paura, né se ne parla abbastanza: l'influenza A, che miete molte meno vittime, è la sola emergenza di cui sembra possibile ricevere informazioni (spesso deviate). È il business delle case farmaceutiche che da anni denunciamo, il giro d'affari contro il quale mi batto da anni come medico del lavoro prima, fondatore e presidente della Lila, poi, ed infine, fino allo scorso luglio, come deputato europeo.
In Italia la situazione è pessima su tutti i fronti: i progetti di prevenzione sono stati azzerati, i giovani (e non solo) non conoscono il test né accedono a corsi di educazione sessuale, i costi dei preservativi restano alti, il governo non ha ancora versato i 130 milioni di euro promessi al Fondo globale per l'Aids, Tbc e malaria, non si dice che il vaccino in fase di studio deve ancora superare molti passaggi della sperimentazione e molti studiosi hanno seri dubbi sulla sua reale, futura efficacia...
Occorre dunque ripartire dalla prevenzione e dall'informazione. Tra l'altro, politiche di questo tipo permetterebbero un notevole risparmio di soldi pubblici: basti pensare che attualmente, in Italia, i trattamenti antiretrovirali per le 60 mila persone in cura costano 1,2-1,8 miliardi di euro l'anno, a unico beneficio delle case farmaceutiche. Senza parlare delle vittime dell'Aids nel Sud del mondo: un bollettino di guerra che non fa (più) notizia.

Per saperne di più, leggi il mio articolo del 1 dicembre pubblicato da il manifesto.




«Genova»

Sul G8 di Genova è calato definitivamente il sipario. Lo scorso ottobre sono stati assolti Gianni De Gennaro, ex capo della polizia, e l'ex capo della Digos Spartaco Mortola. La posta in gioco in quel processo era molto alta: riconoscere la responsabilità di De Gennaro nell'inviare Roberto Sgalla, allora portavoce della Polizia, alla Diaz quella notte, sarebbe statocome riconoscere che l'ex capo della Polizia era al corrente, dunque corresponsabile, di quanto stava accadendo. Ciò non è avvenuto: è arrivata invece una sentenza ampiamente prevedibile, salutata con gioia in modo trasversale da politici di centrodestra e centrosinistra.
C'era da aspettarselo: difficile pensare che in questo Paese fosse possibile condannare uno degli uomini più potenti degli ultimi anni, il responsabile dei servizi segreti, già capo della polizia, già commissario ai rifiuti, già capogabinetto del Ministro dell'Interno...Un simile risultato avrebbe automaticamente coinvolto il governo di allora e di oggi.
Due giorni dopo, ancora a Genova, una sentenza al contrario durissima: pene fino a quindici anni per dieci manifestanti accusati di aver spaccato vetrine in città nei giorni del G8 (un atto non giustificabile, sia chiaro, come ho sempre dichiarato). Resta però il paradosso evidente: quindici anni di carcere in questo caso, nemmeno un giorno per chi ha spaccato decine di teste e torturato persone inermi. Anzi, tutti coloro che a Genova ricoprivano un ruolo di responsabilità nella gestione dell'ordine pubblico sono stati premiati, per la qualità dell'opera prestata, e promossi a ben più prestigiosi incarichi.
Allo stesso tempo - il solo lato positivo della sentenza riguardante i manifestanti - ci sono stati quindici proscioglimenti per legittima difesa che hanno confermato l'illegittimità della carica dei carabinieri del 20 luglio 2001 in via Tolemaide. Carica che diede il via a pesantissimi scontri che culminarono con l'uccisone di Carlo Giuliani. I responsabili di quella carica non sono mai stati condannati e nemmeno giudicati. Verità e giustizia per Genova non sono state fatte: continueremo a chiederle e cercarle.



Gli sgomberi facili alla milanese (e il falso alibi europeo del sindaco Moratti)

Novembre, Milano: centinaia di donne, bambini, uomini vengono lasciati letteralmente senza un tetto, al freddo. È la politica degli sgomberi contro i campi rom, una sorta di ossessione per la giunta Moratti, con in testa il vicesindaco Riccardo De Corato. Rispondendo all'appello della società civile, e del Naga in primis, ho partecipato alla mobilitazione contro questi gesti di profonda inciviltà, denunciando l'operato dell'amministrazione di centro destra. Gli sgomberi hanno violato i diritti umani di quelle persone; sono stati eseguiti per pura demagogia, finalizzati ad alimentare una falsa emergenza. Per di più, il sindaco Moratti ha dichiarato di essersi omologata ad una linea dettata dall'Europa: come ex eurodeputato ho smentito pubblicamente tale tesi. L'Europa, infatti, non ha mai appoggiato alcuna persecuzione ai danni dei cittadini Rom e Sinti e, anzi, ha emanato direttive e risoluzioni che parlano d'integrazione e rispetto dei loro diritti. L'Italia, oltre tutto, è stata messa sotto procedura d'infrazione da parte dell'Unione Europea proprio per non aver recepito la direttiva n.43 del 2000, contro le discriminazioni etniche e razziali, che «attua il principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica». Dunque il primo cittadino di Milano ha mentito sapendo di farlo, cercando un alibi assolutamente non credibile né condivisibile. Per questo, continuerò a sostenere le tante voci della società civile che operano quotidianamente per l'integrazione del popolo Rom a Milano e in Italia. Per saperne di più: www.naga.it.


La Strage è di Stato

Quaranta anni dopo piazza Fontana. Per ricordare quel 12 dicembre in cui cominciò la strategia della tensione, per interrogarsi sulle stragi di stato, su quel periodo del nostro Paese e sui suoi lasciti, tante sono state le manifestazioni organizzate a Milano e in tutt'Italia. Tra queste, il 10 dicembre, un'interessante assemblea pubblica all'Università Statale e il 12 dicembre un grande corteo che ha attraversato le vie di Milano fino in piazza Fontana.

Qui potete leggere l'appello: «Adesso basta!», anche da me sottoscritto, lanciato per organizzare l'assemblea del 10 a difesa della Costituzione.

Gronda di Ponente

Qui la risposta della Commissione europea ad una mia interrogazione a riguardo.

CHE COSA è SUCCESSO IN EUROPA

«La nuova Commissione Europea»

Un nuovo esecutivo europeo guidato dal riconfermato Josè Manuel Barroso, eletto con 382 voti a favore e 219 contro. Con questa scelta il Parlamento europeo ha rinunciato ad esprimere una propria autonomia e si è inchinato al volere dei governi nazionali, ma soprattutto ha assecondato il desiderio dei grandi poteri economici. Durante la presidenza dell'esponente del Partito Social Democratico Portoghese, negli ultimi cinque anni, la Commissione Europea harealizzato politiche economiche e sociali (come la direttiva Bolkestein)che hanno favorito la privatizzazione dei servizi, il dumping sociale, il forte ridimensionamento del welfare europeo, a danno dei ceti popolari e più poveri. È stata inoltre proprio la Commissione Barroso a presentarela direttiva "della vergogna"che ha elevato fino a 18 mesi il tempo di detenzione nei Cpt per i migranti senza permesso di soggiorno.
Gli unici a contestare la rielezione di Barroso sono stati i rappresentanti del Gue (Gruppo della Sinistra Europea) mentre resta incomprensibile come gran parte del gruppo "Socialisti e Democratici"e fra loro i rappresentanti del Pd si siano limitati ad esprimere un'astensione di fronte al programmaillustrato da Barroso, che sul piano economico e sociale risulta perfettamente in linea con il governo Berlusconi. Nel frattempo tra l'11 e il 19 gennaio prossimi il Parlamento europeo valuterà le competenze personali e professionali dei 27 membri della nuova Commissione europea durante una serie di audizioni. Il Parlamento potrà così votare la fiducia all'insieme del collegio dei commissari il 26 gennaio, durante una seduta plenaria speciale.

Qui potete leggere il profilo dei nuovi commissari europei.


«Il vertice sul clima a Copenaghen»

Si svolge in questi giorni, fino al prossimo 18 dicembre, la Conferenza mondiale sul clima. Tantissime le attese rispetto al vertice, soprattutto per quanto riguarda impegni vincolanti sulla riduzione delle emissioni di gas serra. Dal summit uscirà il «protocollo di Copenaghen», che dovrà sostituire quello di Kyoto a partire dalla fine del 2012. Il ruolo dell'Europa è cruciale. L'Unione europea, con il suo "pacchetto 20/20/20", si è già impegnata a diminuire le emissioni del 20% e aumentare l'energia rinnovabile del 20% entro il 2020. Per quanto riguarda il Parlamento europeo, esso ha recentemente approvato una risoluzione ad hoc proposta dalla commissione Ambiente dell'emiciclo di Bruxelles, che prevede il taglio delle emissioni del 25-40% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2020 per i paesi avanzati e del 15-30% per i Paesi in via di sviluppo, con sanzioni per chi non raggiunge gli obiettivi. I deputati europei chiedono inoltre una riduzione delle emissioni almeno dell'80% entro il 2050. Non ci resta che aspettare gli esiti finali della Conferenza...

Per seguire in diretta lo svolgimento del vertice http://www.stopthefever.org/home.

«Il programma di Stoccolma»

Si tratta del piano quinquiennale con cui la Commissione apre il dibattito sul programma di ordine pubblico: terrorismo, sicurezza informatica, criminalità organizzata e controllo alle frontiere sono tra i nodi principali del testo. Rispetto ai migranti, la Commissione spinge affinchè prosegua la politica di detenzione ed espulsione degli immigrati clandestini, incoraggiando anche i rimpatri volontari. Al fine di rafforzare la collaborazione in materia di ordine pubblico, l'esecutivo europeo desidera inoltre varare un sistema di scambi informativi tra le forze di polizia e gli operatori della giustizia. Le proposte della Commissione passano ora all'esame del Consiglio e del Parlamento europeo, che dovranno dare la loro approvazione al nuovo programma entro la fine dell'anno. Un primo voto dell'Europarlamento c'è già stato. Il gruppo Gue/Ngl ha espresso parere negativo sul programma: non risponde alle aspettative dei cittadini europei in termine di rispetto e protezione dei diritti fondamentali. Si vuole infatti creare un'Europa che discrimina, perché attribuisce diritti civili ed umani ai cittadini dell'Unione ma non a tutte le persone che vivono entro i suoi confini.
Varie ed eventuali (non meno importanti)

La Tav sulla Torino-Lione
L'osservatorio di Virano si è rivelato per quel che era: un cavallo di Troia del governo per percercaredi dividere il movimento e allontanare gli amministratori dal movimento stesso. In Val di Susa, nel frattempo, continua il dibattito politico: ero in valle proprio la sera in cui è stato nominato il nuovo presidente della Comunità montana, con un'alleanza tra gli amministratori No Tav e il Pd della valle - in forte contrasto con il Partito democratico piemontese e nazionale. Nel frattempo, aumentano i rischi che il governo decida, per l'ennesima volta, di ricorrere alle maniere forti, magari anche all'esercito: infatti se i lavori non cominceranno entro i primi mesi del 2010 (nonostante manchino la Valutazione d'impatto ambientale, il rispetto delle direttive VAS- valutazione ambientale strategica, Natura e "acque") vi è la concreta possibilità che l'Ue richieda indietro quei pochi finanziamentic omunque distribuiti tra Italia e Francia.

La privatizzazione dell'acqua
Con il decreto Ronchi il controllo sulll'acqua ha smesso di essere pubblico. Purtroppo però i casi di privatizzazione del servizio idrico hanno già dato esiti pessimi: i costi per i cittadini non diminuiranno (in Francia, ad esempio, si è avuto un aumento medio del prezzo dell'acqua del 50 per cento), né i consumi e tanto meno migliorerà la qualità del servizio. Per questo motivo alla vigilia del voto parlamentare, ho condiviso, insieme a tanti, l'idea di raccogliere le firme per un referendum, gestito da un comitato unitario, per abrogare la legge. La raccolta di firme dovrebbe svolgersi nella prossima primavera con una campagna politica nella quale si dovrebbero raccogliere anche le firme per un nuovo referendum contro il nucleare (visto che il governo non intende rispettare quello precedente considerato "superato") e contro la legge 30 che ha ampliato la legislazione a favore delle diverse tipologie di lavoro precario. Nella battaglia per la difesa dell'acqua pubblica riteno che non andrebbe nemmeno del tutto esclusa la possibilità di lanciare comitati per l'autoriduzione delle bollette, in caso dovessero aumentare i costi dei servizi. La mobilitazione, le manifestazioni e i presidi, continuano. Per saperne di più: www.acquabenecomune.org.

No B day
Insieme ad altre centinaia di migliaia di persone sono sceso in piazza contro l'attuale governo, contro i continui attacchi alla Costituzione da parte di Berlusconi, contro la cultura populista che incarna e il chiaro modello politico antidemocratico che è nelle sue mire. Sul popolo viola: www.noberlusconiday.org.

Afghanistan
Cresce l'impegno dei militari italiani in Afghanistan. Obama non ha dato il segnale di discontinuità che molti si aspettavano, a maggior ragione dopo il premio Nobel "preventivo"; la decisione dell'amministrazione Usa di aumentare il numero di militari in Afghanistan e di sostenere un governo pieno di criminali e di signori della guerra, contro l'appello più volte lanciato dalla società civile afgana, che ha chiesto il ritiro delle truppe straniere, ha semplicemente rafforzato i talebani e prodotto migliaia e migliaia di vittime civili. In Italia, a pochi giorni dalla morte di altri sei militari del nostro contingente, siamo scesi in piazza per chiedere nuovamente il ritiro delle nostre truppe: per riaffermare che non ci sono né martiri, né eroi, ma solo giovani mandati al macello; per riaffermare anche che per il movimento pacifista le vite umane hanno tutte lo stesso valore e tanti, troppi civili continuano a morire in Afghanistan.
Qui potete leggere il mio comunicato stampa su Obama, che si riferisce al suo discorso in occasione della cerimonia di ritiro del premio Nobel.

 



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UN PUNTO DI VISTA ESTERNO

«L'armadio delle scope»
di Saverio Ferrari, da il manifesto dell'11 dicembre 2009


«Io continuo a chiedermi e non sono l'unico, perché per indagini vecchie e nuove, dall'omicidio Calabresi alle Brigate rosse, ad Abu Omar, per non parlare di mafia e corruzione, si siano spese a Milano le forze e l'impegno migliori, si sia lavorato con intelligenza, e perché piazza Fontana sia invece rimasta nell'armadio delle scope». Queste le considerazioni piuttosto amare, raccolte da Luciano Lanza in una lunga intervista al giudice Guido Salvini, ora in «Bombe e segreti» (elèuthera, pag. 180, euro 14), uno dei migliori libri dedicati alle vicende del 12 dicembre 1969, uscito nel 1997, ristampato con questo nuovo importante contributo in occasione del quarantennale della strage. L'interrogativo posto dal giudice Salvini, che condusse dal 1989 al 1997 l'inchiesta sui gruppi di Ordine nuovo e Avanguardia nazionale, poi sfociata nelle nuove indagini su piazza Fontana, è più che lecito.
Da più di un anno, infatti, si stanno accumulando nuovi e importanti riscontri su figure e personaggi un tempo di primo piano nell'eversione di destra del Veneto, senza che ciò scuota minimamente la Procura della Repubblica di Milano. Nel settembre 2008 Gianni Casalini, uno dei frequentatori, negli anni Sessanta e Settanta, della libreria Ezzelino di Franco Freda a Padova, poi reclutato come informatore dal Sid, nome in codice «Turco», chiede, tramite lettera, di poter conferire con il giudice Salvini. Ha molte cose da raccontare. In precedenza, bloccato dalla paura di ritorsioni da parte degli ex camerati, si era lasciato andare solo a qualche timida ammissione. In particolare nel maggio 2000, in aula a Milano, durante il primo grado dell'ultimo processo sulla strage di piazza Fontana, in un difficile quanto tormentato interrogatorio, aveva fatto cenno alla sua partecipazione agli attentati sui treni nell'agosto 1969, una decina di bombe, di cui otto scoppiate, dodici i feriti. U
na deposizione letteralmente caduta nel vuoto, senza che nessuno neanche si ponesse il problema di risentirlo successivamente.Prima al giudice Salvini, poi, un paio di mesi dopo, di fronte a un sostituto procuratore, Gianni Casalini racconta con dovizia di dettagli del suo operato alla stazione Centrale di Milano nella notte dell'8 agosto 1969. Di come collocò due bombe su altrettanti treni in partenza, il numero del binario di uno dei due, la carta da regalo con cui erano stati avvolti gli ordigni per mascherarli.
Riferisce anche l'identità di chi era stato a reclutarlo alla libreria Ezzelino. Fa il nome di uno dei principali collaboratori di Franco Freda, Ivano Toniolo, già comparso nelle telefonate registrate dall'ufficio politico della Questura di Padova in preparazione di una famosa riunione, tenutasi effettivamente il 18 aprile del 1969, in cui Ordine nuovo decise di dare impulso operativo alla campagna di attentati. Nell'occasione, Toniolo, per l'incontro, aveva anche messo a disposizione la casa della madre, esponente di una delle correnti più radicali dell'Msi. Amico di Delfo Zorzi, dopo l'inizio delle prime indagini sulla «pista nera», Ivano Toniolo, annusando il pericolo, era fuggito all'estero, prima in Spagna, poi in Mozambico.
Non è inutile ricordare che Franco Freda e Giovanni Ventura furono entrambi condannati con sentenza definitiva a 15 anni per quegli attentati sui treni e per le bombe del 25 aprile 1969 alla Fiera campionaria e alla stazione Centrale di Milano.Nell'ultimo processo milanese si è accertato in modo definitivo che quegli stessi attentati facessero parte del piano che doveva portare alla strage del 12 dicembre.
Nella sua deposizione, Gianni Casalini, ha, peraltro, aggiunto nuovi e non trascurabili elementi proprio su quei fatti del 25 aprile e fornito ulteriori riscontri sul ruolo giocato dall'agente «Zeta» del Sid Guido Giannettini. Un lungo racconto, ribadito per filo e per segno nel luglio scorso durante un'udienza nel dibattimento per la strage di piazza della Loggia. Non spetta a noi trarre conclusioni, certo è che in quelle deposizioni si fa il nome di una figura operativa del gruppo Freda, che reclutava per quelle azioni terroristiche che precedettero la strage alla Banca nazionale dell'agricoltura e che soprattutto aveva partecipato alla riunione decisiva del 18 aprile .Non è tutto. Ci sarebbero anche altri testimoni, emersi sempre nell'ambito del processo di Brescia, a loro volta decisi a parlare, e disponibili a ulteriori approfondimenti, che per ragioni di opportunità non è possibile al momento rendere pubblici. Possiamo solo dire che farebbero ulteriore luce sull'ubicazione dei depositi di armi in mano a Ordine nuovo nel Veneto e sulla loro gestione. Quegli stessi depositi da cui sarebbe stato prelevato l'esplosivo poi utilizzato per piazza Fontana. In particolare su quello di Paese, un piccolo comune nel trevigiano, frequentato da Giovanni Ventura e Delfo Zorzi, già rivelato in passato da Carlo Digilio, l'armiere del gruppo, ma mai ritrovato.
Ora, grazie, a questi nuovi sviluppi, lo si sarebbe finalmente individuato, riuscendo anche a risalire al proprietario dei locali. Oltretutto, a Brescia, tra gennaio e febbraio del prossimo anno, è previsto l'interrogatorio del generale Maletti, l'ex responsabile dell'ufficio D del Sid, fuggito in Sud Africa, ma pronto a testimoniare. In una sua lunga intervista, che a giorni sarà resa pubblica, anticiperebbe a sua volta l'intenzione di rilasciare alcune importanti rivelazioni su piazza Fontana, mai precedentemente esternate. Ma ai vertici della Procura di Milano e ad Armando Spataro che la dirige, tutto ciò non sembrerebbe interessare. L'interrogatorio di Casalini, in cui lo stesso ha ammesso la propria responsabilità in ordine a due tentate stragi, è stato subito archiviato e non trasmesso ad alcun gip, a chi cioè poteva avviare una qualche indagine. Non ci si è neanche degnati di rispondere all'avvocato Federico Sinicato, che in rappresentanza dei familiari delle vittime ha avanzato un'istanza per la riapertura di un nuovo filone d'inchiesta. Perché? Ogni tanto sentiamo pronunciare su quegli anni la fatidica frase: «Chi sa parli!».
Qualcuno lo sta facendo, ma ai vertici della Procura di Milano sembrerebbero tutti sordi. Si teme ancora una volta qualche scomoda verità, o, più semplicemente, non interessa più?






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