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Sesso protetto anche per chi è in terapia antiretrovirale


12 January, 2010

lettera a Corriere.it

Bene ha fatto il Corriere a pubblicare la lettera della giovane bocconiana sieropositiva e a farla seguire una serie d'interventi.
Tra questi il prof. Giuseppe Remuzzi che il 6 gennaio scrive: "Se tutti quelli che sono sieropositivi prendessero i farmaci antiretrovirali sarebbe molto più difficile diffondere il virus col sesso senza protezione." Questa affermazione mi pare estremamente pericolosa: è vero che è documentata una possibile diminuzione dell'infettività da parte delle persone sieropositive in terapia, dovuta all'attività dei farmaci antiretrovirali, ma è altrettanto vero che l'impatto della terapia sulla capacità di replicazione del virus varia molto da persona a persona e si modifica nel tempo. Inoltre anche una bassa carica virale può purtroppo essere sufficiente per trasmettere l'infezione. Per questi motivi né le Linee guida italiane, né quelle statunitensi prevedono la possibilità per le persone sieropositive in terapia di non utilizzare il profilattico.
Misura di prevenzione che per altro andrebbe utilizzata da tutti. Non ho alcun dubbio che il collega sia perfettamente a conoscenza di tali informazioni, ma ritengo che frasi come quella precedentemente citata possano spingere diverse persone sieropositive (in terapia) a non praticare sesso protetto ritenendo erroneamente di non esporre ad alcun rischio il proprio partner. Per questo ho ritenuto mio dovere, per la mia ventennale esperienza professionale in questo campo, esprimere le precedenti precisazioni.
Aggiungo che non a tutte le persone sieropositive viene immediatamente prescritta la terapia antiretrovirale; le linee-guida prevedono l'assunzione di antiretrovirali solo quando vi è una marcata diminuzione delle difese immunitarie e un aumento della carica virale sopra alcuni valori. Nei Paesi occidentali le terapie hanno permesso di aumentare di molti anni la sopravvivenza e questo è un risultato estremamente importante.
Ma, in assenza di farmaci in grado di distruggere il virus HIV, l'aumentata sopravvivenza delle persone colpite dal virus aumenta il rischio dei contagi, soprattutto per via sessuale, per questo contemporaneamente dovrebbe crescere l'impegno delle istituzioni nelle campagne di prevenzione. Impegno del quale oggi non c'è traccia ed infatti l'Istituto Superiore di Sanità stima che attualmente in Italia vi siano circa 150.000 persone sieropositive. Anche per questo motivo ringrazio ancora il Corriere per l'attenzione prestata al tema.

Dott. Vittorio Agnoletto, medico




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